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Peci, storia di Fratelli

peci, storia di fratelli. Quando le br vennero sconfitte

Di Riccardo Mancini

La San Benedetto degli anni 70-80 è stata una degli scenari della lotta armata. Nella cittadina rivierasca crescono Patrizio e Roberto Peci. Due vite e due esistenze che nel corso degli anni vanno ad intrecciarsi diventando causa ed effetto dei principali avvenimenti dell’ultimo periodo degli anni di piombo.

Patrizio Peci, l’uomo che ha distrutto le Brigate Rosse

Patrizio Peci, ex brigatista e pentito

Denunciare i tuoi compagni ti provoca anche più problemi dei rimorsi per le vittime che hai fatto. Si tratta di mandare in galera – forse per sempre, e ormai sai quanto è brutta la galera – i compagni con i quali fino a ieri hai mangiato, scherzato, creduto, combattuto e giocato a biliardino”. (dal Capitolo “Delitto e Pentimento di “Io, l’Infame”)

Patrizio Peci nasce a Ripatransone paesino a pochi chilometri da San Benedetto del Tronto. A circa 9 anni si trasferisce insieme a tutta la sua famiglia proprio nella vicina località balneare.

Patrizio Peci, nome di battaglia “Mauro”, entra a far parte delle BR nel 1976 nella colonna “Mara Cagol” di Torino.

Dopo aver prese parte a violenti attentati e omicidi viene arrestato nel 1980. Questo avvenimento cambia letteralmente la pur già travagliata vita del giovane brigatista. Nella prefazione del libro pubblicato con Giordano Bruno Guerri dal titolo “Io, l’Infame” Peci esordisce affermando: “Io ho detto tutto, assolutamente tutto quello che sapevo, nomi, cognomi, soprannomi, indirizzi, armi, tutto. […] I miei verbali hanno provocato l’arresto di oltre settanta persone, una mazzata dalla quale l’Organizzazione non si riavrà mai più”. Ma quello che Patrizio Peci tiene a sottolineare è l’importanza del suo gesto, dell’esempio che ha dato. Uscire da quel mondo infernale è possibile: “Più dei settanta arresti e dei covi scoperti, secondo me è stato importante il mio esempio. Prima di me c’erano stati pochissimi pentiti, e poco importanti: dopo di me ce ne sono stati decine, centinaia; ormai sono seicento”.

Roberto Peci, la vendetta dei Brigatisti

Roberto Peci, fratello di Patrizio Peci. Sequestrato e ucciso dalle BR nel 1981

Volevo molto bene a Roberto, forse più che a chiunque altro. Eravamo cresciuti insieme, ed essendo io più grande di tre anni a lungo sono stato la sua guida, il suo idolo, quando eravamo ragazzini. Temo di averlo anche condizionato molto nelle scelte politiche”.(dal Capitolo “Delitto e Pentimento” di “Io, l’Infame”).

“Io, l’Infame”

Roberto Peci è un operaio e il fratello minore di Patrizio Peci. Il pentimento del fratello maggiore è stata la sua condanna a morte. Roberto, come lo descrive Patrizio all’interno del libro, ha anch’egli un ingenuo entusiasmo per la rivoluzione. È un vero comunista e alla fine ha deciso di restare un comunista tranquillo. Roberto Peci viene sequestrato il 10 Giugno 1981 a San Benedetto del Tronto. Quel giorno Patrizio è a Torino a fare da testimone per un processo contro i suoi ex compagni. Roberto Peci viene accusato di tradimento e delazione. Trascorre 54 giorni prigioniero delle BR. Durante la sua permanenza forzata viene sottoposto a interrogatorio e, infine, processato e giustiziato. Durante l’interrogatorio Roberto Peci viene filmato mentre legge la sentenza della sua morte.

Lo ammazzarono dopo cinquantaquattro giorni nel modo più crudele e spregiativo che riuscirono a trovare, filmando la sua fucilazione. Neanche i nazisti” (dal Capitolo “Delitto e Pentimento di “Io, l’Infame”).

Targa in memoria di Roberto Peci posta nella via della città di San Benedetto del Tronto in cui avvene il suo rapimento.