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Storia

Il Maresciallo Buono

Di Riccardo Mancini

Gli eroi sono persone che si contraddistinguono per eccezionali virtù di coraggio. Il Maresciallo Luciano Nardone e il Carabiniere Isaia Ceci lo sono stati. Sono morti per la patria e per San Benedetto. Il 28 Novembre 1943 hanno sacrificato la loro vita per difendere quella di migliaia di cittadini. Sono passati poco più di 76 anni da quel tragico pomeriggio di fine novembre, ma il ricordo è ancora vivo e acceso.

La guerra, i tedeschi, la distruzione e la morte

Prima della seconda guerra mondiale San Benedetto, grazie al duro lavoro, era in forte espansione. Da borgo marinaro stava diventando un importante centro di rispettabile dimensione urbana. Ma l’espansione sambenedettese doveva arrestarsi. La guerra e l’occupazione tedesca portarono con sé morte e distruzione. Bombardamenti, mitragliamenti e terremoti distrussero gran parte della città. Molte vite furono spezzate e altre costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. La città aveva subito un duro colpo e le scorte di cibo iniziavano a scarseggiare. L’ombra della morte si faceva sempre più vivida. 

Quel maledetto pomeriggio di fine novembre

Verso le 15.30 del 28 Novembre, cinque soldati tedeschi si fermano a Piazza Roma con le loro motocarrozzette. Il loro obbiettivo è il deposito di generi alimentari destinati alla popolazione. A causa dei bomardamenti l’ingresso del deposito è facilmente accessibile e così i tedeschi, scesi dalle moto, riescono ad entrare nel magazzino ed incominciano a rubare pasta, riso, scatolame ed altri generi alimentari.

Maresciallo Luciano Nardone, immagine presa dal libro “Nel nome del pane”

Alcuni cittadini, avendo assistito a quel tentativo di furto, informano il comandante della Stazione di San Benedetto, il Maresciallo Luciano Nardone. Il sottufficiale raggiunge da solo il gruppo di tedeschi e una volta sul posto cerca di far desistere i cinque soldati. I tedeschi, senza dar retta alle parole del Maresciallo continuano la loro opera, costringendo Nardone ad intervenire nuovamente, questa volta in modo più energico.

Due dei tedeschi allora si avvicinano al Maresciallo e lo colpiscono con calci e pugni facendolo cadere per terra. Nardone si rialza e cerca di reagire dando vita ad una violenta colluttazione che viene messa a tacere da un altro soldato tedesco. Quest’ultimo fa partire improvvisamente una raffica di fucile mitragliatore alle spalle dell’eroico Luciano Nardone. 

Carabiniere Isaia Ceci. Immagine presa dal Liro “Nel nome del pane”

Poco prima dello sparo sopraggiunge il Carabiniere Isaia Ceci il quale, come un angelo sceso dal cielo, cerca di aiutare il maresciallo. Imbraccia il moschetto e si dirige verso lo sparatore; ma la sua eroica azione di difesa viene bloccata dallo stesso tedesco che ha ferito il Maresciallo Nardone. Isaia Ceci viene colpito da un’ennesima e fatale raffica di fucile e cade a terra vicino al suo Superiore. 

La morte del Maresciallo Luciano Nardone avviene lo stesso giorno. Quella del Carabiniere Isaia Ceci due giorni dopo. Due eroi compianti dalla popolazione sambenedettese di ieri e di oggi.  

Il 28 Novembre del 1946 viene posta sulla facciata esterna di Casa Sciocchetti una lapide commemorativa a ricordo delle generazioni future e, sempre in occasione di quel terzo anno dalla morte di Nardone e Ceci, viene intestata a Luciano Nardone “Piazza Roma”, che diviene così “Piazza Luciano Nardone”

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