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Storia

L’uragano spezzato dalla forza delle parole

Di Riccardo Mancini

Nel caso in cui una minacciosa tromba marina sopraggiungeva d’improvviso, i vecchi pescatori, seppur timorosi dei suoi esiti, sapevano come sconfiggere questa forza della natura. Stiamo parlando dello “Scijò”. Con questo nome dialettale i marinai identificavano un violento e improvviso uragano.

Tradizione e leggenda marinara

All’interno dell’ambiente marinaro si sono tramandate, di generazione in generazione, metodi di lavoro, consuetudini e passatempi. Tradizioni ci sono giunte direttamente dal periodo delle pesca a vela restituendoci caratteri e sapori epici a metà strada tra la superstizione e la leggenda. Inoltre, emblema di queste tradizioni e, in particolar modo, di quella dello “Scijò” è il monumento de “Il Pescatore”. La scultura, infatti, riprende la posizione del marinaio nel momento in cui avvista l’uragano e suona il corno per avvertire l’equipaggio.

“Lu Scijò” e i suoi tagliatori

Un marinaio, con un coltello dalla lunga lama affilata, si posizionava ritto sulla prua, volto verso “Lu Scijò” e, pronunciando alcune parole rituali, tracciava nell’aria un immaginario taglio che divideva in due parti la tromba d’aria. Erano chiamati i “tagliatori dello Scijò”. Potevano avere questo arduo compito solo i marinai primogeniti che avevano appreso la formula, in segreto, da un precedente tagliatore. Il rituale recitava così: “Per la potenza del Padre, per la sapienza del Figlio, per la virtù dello Spirito Santo, con questo io ti taglio”.

Tuttavia, lo sviluppo industriale e le nuove tecniche marinaresche hanno, a partire dalla seconda metà del Novecento, spezzato queste antiche credenze e usanze. Lo “Scijò” e i suoi tagliatori sono scomparsi.

Di ilNarrante

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