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San Benedetto, la Storia di un Uomo diventato Santo

Nacque così allora, sul colle, un Paese che, traendo origine dalla venuta del Martire, a S. Benedetto si consacrò assumendone perfino il nome a perpetua ricordanza del fortunato approdo.

Enrico Liburdi in “Per una Storia di San Benedetto del Tronto”

Chi era Benedetto? Dove e quando è nato? Da dove proviene? A tutte queste domande non possiamo purtroppo dare una risposta certa e inconfutabile. Le informazioni riguardanti la figura di Benedetto non sono sufficienti per delineare una biografia solida di questo uomo del passato (c’è chi afferma che sia nato a Cupra Marittima). Tuttavia, grazie a fondamentali elementi rimasti in nostro possesso, è stato possibile per gli studiosi approfondire gli avvenimenti di uno specifico periodo della sua vita. Si è giunti così a delle conclusioni. Conclusioni che rappresentano la Storia di questo Uomo diventato Santo.

Foto presa dal libro “Don Francesco, donò l’amore alla Chiesa”

Oggi – grazie alla secolare tradizione narrata dal popolo sambenedettese, alle antiche pitture raffiguranti le scene del martirio, alla scoperta di alcune importanti reliquie del martire, agli scritti lasciati da alcuni studiosi, alla traccia di un tunnel sotterraneo che conduceva al suo sepolcro e al ritrovamento di un frammento di lapide del sepolcro stesso – possiamo concludere che San Benedetto è un martire locale che ha dato il suo Nome alla Chiesa (San Benedetto Martire) e alla città di San Benedetto del Tronto.

La Morte di Benedetto

La morte del soldato Benedetto avvenne sotto il regno degli Augusti Consoli Diocleziano e Massimiano. La data più probabile del martirio va ricercata negli anni 303 e 305, quando si abbatté sull’Impero Romano l’ultima grande ondata di persecuzioni. In questo periodo quattro successivi editti, di particolare durezza, colpirono i cristiani. Il quarto, emanato nella primavera del 304, estese l’ordine a tutta la popolazione di “sacrificare agli dei”, mostrando così la radicalità dell’azione di Diocleziano.

Fonte: Wikipedia. Immagine ritrae scene di persecuzione e tortura nei confronti dei Cristiani sotto il Regno di Diocleaziano

I Cristiani furono sottoposti a torture di ogni genere e molti furono uccisi. L’ordine giunse anche nell’Ager Cuprensis che in quegli anni era governato da un certo “Rex Grifus” (nome che compare nelle antiche pitture del martirio del Santo). Uno studio del Curato Carlo Gregorio Vallorani riferisce che in questo territorio, grazie all’apostolato del Vescovo Basso, il numero dei Cristiani andava crescendo e che tra i convertiti vi era proprio Benedetto. Lo stesso Vallorani al Cap. 8 del suo manoscritto racconta:

Martirizzò in modo orribile il S. Vescovo facendogli passare, dai piedi al capo, due spiedi e molti altri cristiani mandò a morte con diversi generi di tormenti; poi incarcerò in tenebroso luogo Benedetto

Curato Carlo Gregorio Vallorani, Cap VIII di “Memorie storiche di San Benedetto del Tronto”

Il luogo a cui fa cenno lo storico Vallorani è situato nell’Antica Cupra Marittima ed è denominato proprio “Carcere di San Benedetto”.

Anche lo storico Enrico Liburdi nel suo scritto “Per una storia di San Benedetto” fa riferimento a questo episodio. Egli infatti scrive:

Tradizione di popolo vuole, adunque, che nelle nostre contrade, insieme al Vescovo Emidio di Ascoli fosse anche tra i più fervidi ed operosi apostoli della fede di Cristo il giovane Benedetto che, per tal motivo, fu messo a morte in Cupra da certo Grifo Pretore romano della città, fin troppo ligio agli imperiali decreti di Diocleziano, feroce persecutore del Cristianesimo (284-304 d.C.)

Enrico Liburdi in “Per una storia di San Benedetto del Tronto”

Benedetto venne così decapitato sul Ponte posto al di sopra del torrente Menocchia. La sua fermezza nella professione della fede cristiana lo portarono alla morte e lo resero un martire. Martirio che avvenne il giorno 13 di Ottobre.

Particolare dell’abside della Chiesa di San Benedetto Martire prima dei Bombardamenti FONTE: Testo “Don Francesco, donò l’amore alla Chiesa”

Le Pitture del Martirio

Il racconto storico fornito dai ritrovamenti archeologici e dalle fonti scritte, tuttavia, va a mescolarsi con quello popolare, prendendo così varie sfumature leggendarie. Le notizie del martirio di San Benedetto ci giungono, infatti, anche da sei affreschi che ornavano la Pieve (comunità dei battezzati compresa entro un’organizzazione territoriale). Questi affreschi furono ritrovati da Giuseppe Maria Polidori che li annotò in una cartolario. I dipinti avevano lo scopo di istruire il popolo in un periodo in cui non circolava carta stampata.

Nella prima Pittura si poteva vedere tutta l’azione del martirio: dalla condanna a morte, al condurre il condannato al patibolo preparato sul ponte principale del torrente Menocchia, presso Cupra, all’esecuzione della condanna, con il carnefice che recideva il capo del Martire appoggiato su un ceppo. Nella seconda Pittura il corpo e il capo del soldato Benedetto venivano gettati con disprezzo nelle acque sottostanti il ponte. Nella terza Pittura le acque del Menocchia si erano fatte improvvisamente agitate, trasportando vorticosamente le reliquie del Martire nel Mare Adriatico. Nella quarta Pittura si potevano scorgere molti delfini, quasi in processione, spingere il corpo e il capo verso la riva. Nella quinta Pittura era dipinto un contadino, appoggiato ad un carro a cui erano legati dei buoi, fermo a guardare incredulo quella singolare processione. Nella sesta Pittura il carro avanzava verso il promontorio, oggi occupato dal Paese Alto, dove il Santo avrebbe avuto una degna sepoltura.

Lo stesso Enrico Liburdi parla dei delfini descritti nella quinta Pittura. Lo storico scrive così:

Decapitato il Santo Martire sopra il Ponte del Menocchia, il mutilo corpo fu gettato con sprezzo nell’onde del torrentaccio che trascinollo al mare e da quivi – o per cura delle onde pietose o per opera delicata di delfini (come canta la leggenda) – dopo una lunga navigazione, venne ributtato sulla angusta spiaggia che, in quel tempo lontano, lambiva quasi il piede della modesta collina su cui sorse l’antica San Benedetto

Enrico Liburdi in “Per una storia di San Benedetto del Tronto”

Anche il Vallorani nel suo scritto, descrivendo la scena del ritrovamento del corpo del Santo, accenna a dei dettagli narrativi dal sapore mitico e leggendario.

[…] In quel mentre un contadino era per le sue faccende con il suo carro a bovi presso il lido e venuto ivi insolito splendore diffondersi in un luogo vicino corse a vedere che fosse, e trovò un corpo cui era stato reciso il capo che gli era dappresso, circondato da luce viva. Gli venne subito il pensiero che fosse il corpo di un martire giacché risplendeva di luce insolita […].

Curato Carlo Gregorio Vallorani, Cap VIII di “Memorie storiche di San Benedetto del Tronto”

Il Sepolcro del Santo

Come spiegato all’inizio gli elementi tangibili riguardanti la storia del Santo sono molteplici. Infatti, oltre agli scritti, alla tradizione ininterrotta del miracolo e alle antiche pitture, si hanno molti documenti riguardanti una tomba sotterranea.

Sotterranei della Chiesa di San Benedetto Martire. Foto presa dal Volume I di Giovanni Guidotti “Da San Benedetto in Albula a San Benedetto del Tronto”

Questo sepolcro ci indica: il luogo della sua prima deposizione, il luogo della sua Memoria dove i primi cristiani pregarono e celebrarono le loro funzioni religiose, giungendovi attraverso una via sotterranea e infine l’origine della prima Chiesa del Paese. Giovanni Guidotti nel suo scritto “Da San Benedetto in Albula a San Benedetto del Tronto” riporta, a testimonianza di quanto scritto precedentemente, delle frasi di Padre Michettoni:

“E finalmente ogni dubbio rimuovono i pochi ruderi che ancor ne restano e che potetti io stesso osservare in uno scavo fatto eseguire a questo fine, l’anno 1842, e che si trovavano alla profondità di circa venti palmi sotto la Chiesa. Sotto una cappella dedicata al Santo era posto questo cubicolo a cui mettevano alcuni gradini. In esso una tomba […].”

Padre Michettoni nel Volume I “Da San Benedetto in Albula a San Benedetto del Tronto” di Giovanni Guidotti

La via segreta per il sepolcro

In precedenza si è fatto cenno ad una via sotterranea. Questo tunnel attrasse l’interesse di molti studiosi del secolo scorso; i quali attraverso dettagliate ricerche sono riusciti a scoprire curiosi dettagli. Come scrive Giovanni Guidotti nel suo scritto, a parlare di questa via è il Marchese Filippo Bruti Liberati di Ripatransone. Egli riesce a dimostrare che il tunnel dalla Casa dei Signori Fiorani (situata presso l’arco esterno della Porta Sud) si dirigeva verso l’angolo della Chiesa di San Benedetto dove era il sepolcro del Martire. Sembra quindi che questa via sotterranea fosse collegata con il sepolcro e che fosse servita per giungervi in segreto (siamo in tempi di persecuzioni durante i quali era severamente proibito venerare Gesù e in generale il credo cristiano).

Di questa strada sotterranea, rinvenuta nella seconda metà del 1800, è stato recentemente restaurato un tratto a cui si può accedere nei pressi del Palazzo Bice Piacentini.

La Lapide sepolcrale

Altro elemento di grande importanza è un frammento antichissimo della lapide sepolcrale che è possibile ammirare entrando nella Chiesa per l’ingresso principale nell’ala destra. Anche in questo caso un’importante testimonianza viene fornita dal manoscritto di Neroni riportato da Giovanni Guidotti nel suo volume. Il Neroni scrive:

In questo luogo (fa riferimento al sepolcro) si trovava la lapide […]. Questo gran frammento è alto palmi… romani e largo palmi…once… )nel manoscritto mancano le misurazioni)ed è di marmo granulare, mancante di una porzione a destra ed a sinistra […]. L’iscrizione vi è stata apertamente incisa sopra, in due differenti tempi […].

Manoscritto Neroni riportato in Volume I “Da San Benedetto in Albula a San Benedetto del Tronto” di Giovanni Guidotti

In essa sono riportate notizie del Santo Martire ricostruite dall’esperto sacerdote Michettoni che fu parrocco della vecchia Chiesa della Marina.

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