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Storia

La Palazzina Azzurra

Nei primi Anni ’30 L’Ing. Onorati progetta e realizza una serie di opere importanti per lo sviluppo edilizio tra cui, su incarico dell’Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo, la Palazzina Azzurra con i suoi due campi da tennis e il piazzale per il ballo.

L’area compresa tra il Torrente Albula e i giardini pubblici, fino a quel momento rimasta abbandonata a causa delle continue piene del torrente, diventa nei primi anni ’30 il terreno prescelto sul quale costruire uno dei luoghi più simbolici della città di San Benedetto del Tronto: La Palazzina Azzurra.

Nei primi Anni ’30 l’Ingegnere Luigi Onorati diviene Ingegnere Capo del Comune di San Benedetto. L’Ing. Onorati, sin da subito, progetta e realizza una serie di opere importanti per lo sviluppo edilizio pubblico: Il Palazzo delle Poste, la Casa del Pescatore, il Lungomare Tommaso di Savoia (inaugurato nel 1932 dal Duca di Savoia e oggi “Viale Buozzi”) e su incarico dell’Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo la Palazzina Azzurra con i suoi due campi da tennis e il piazzale per il ballo.

L’Ingegnere Onorati si preoccupa anche di rivalutare l’immagine del giardino pubblico, con lo scopo di creare una continuità tra l’architettura lineare della Palazzina e le sinuose linee geometriche delle aiuole che incorniciano i viali pedonali rettilinei.

I primi anni, la guerra e il dopoguerra

Sin da subito, grazie alla musica leggera e alla capacità dei suoi gestori, la Palazzina Azzurra diventa un luogo cult della città. Inizialmente la struttura ospita la sede del club tennis e del circolo dei forestieri. La struttura è suddivisa in due piani: al piano terra il bar, i salotti, le docce e i servizi per i signori e le signore; al primo piano la sala lettura, due salotti e uno spogliatoio.

Con il passare degli anni la Palazzina Azzurra viene trasformata in una spaziosa sala da ballo. Uno degli elementi che contraddistinguono questo luogo è la famosa conchiglia bianca che fa da palcoscenico ai cantanti e alle orchestre.

La seconda guerra mondiale sottopone la città di San Benedetto a violenti e ripetuti bombardamenti. Durante la seconda guerra mondiale, dal 1942 al 1945, non vi sono per San Benedetto occasioni di crescita né per le attività economiche e commerciali, né tanto meno per quelle turistiche. Le normali attività vengono cessate e la Palazzina Azzurra è tra quei luoghi che maggiormente ne risentono. Gli anni ’50 sono gli anni della ricostruzione. L’impegno della pubblica amministrazione e l’iniziativa privata risultano fondamentali per la ripresa economcia delle attività commerciali, dell’attività edilizia e del turismo. Il dopoguerra segna così il ritorno di un rinnovato e vigoroso entusiasmo. A tal proposito, dai primi anni ’50 la gestione della Palazzina Azzurra passa a Giovanni Calabresi il quale affida l’attività ad un suo giovane dipendente: Osvaldo Urbani detto “Zallò”.

Osvaldo Urbani non perde tempo ed inizia a programmare una serie di serate con la partecipazione di cantanti e personaggi televisivi più in voga del momento: Un giovanissimo Mike Bongiorno – conduttore del Telequiz “Lascia o Raddoppia?” – in estate fa tappa alla Palazzina. Nel 1959 – sotto la gestione di Ivo Angelici e la Direzione Artistica di Bruno Spinozzi – la Palazzina Azzurra apre i suoi cancelli ad un ragazzo che ancora in pochi conoscono, si tratta di Adriano Celentano. L’avventura sambenedettese del “molleggiato” dura una sola sera, nonostante Angelici gli offra altre serate. Sempre in quegli anni la Palazzina Azzurra continua ad avere l’onore e il piacere di poter ospitare artisti di alto calibro. in particolare Sergio Endrigo e l’indimenticabile Mina che si ferma a San Benedetto per un’intera stagione estiva.

Alla Palazzina Azzurra ha luogo anche l’appuntamento più importante dell’estate: il Gran Gala Azzurra. L’ingresso è riservato solo a ricchi signori e personaggi famosi. Al Gran Gala Azzurra sono in palio il titolo di Miss Eleganza e Miss Bellezza.

La concorrenza degli anni ’60 e la ripresa negli anni ’70

La concorrenza alla Palazzina Azzurra è molto forte e guidare questa azione di ribalta c’è il “Cavalluccio Marino”. Nato nel 1946, a frequentare questo locale sono soprattutto le nuove generazioni. Negli anni ’70 la Palazzina Azzurra torna ad essere il dancing numero uno della città. Le maggiori novità riguardano la struttura; l’ingresso principale è sul viale e la celebre “Conchiglia” viene sostituita da un palco che si trova al centro della pista da ballo. La Palazzina, dopo alcuni anni di oblio, torna a vedere la luce e fanno il loro ritorno i grandi ospiti: Fred Buongusto, Peppino di Capri, Patty Pravo, Caterina Caselli, Charles Aznavour, Al Bano, Ornella Vanoni, Pamela Prati, Raffaella Carrà, Anna Ranalli. Gli ultimi cantanti ad esibirsi appartengono a tempi più recenti: la PFM e un giovanissimo Lorenzo Cherubini in arte “Jovanotti“.

La Palazzina Azzurra oggi

Nel 1996 il comune di San Benedetto del Tronto intraprende delle opere di restauro della Palazzina. Un edificio che ha un grande valore per l’immagine turistica. Oggi è gestita dal comune ed è sede museale e ricreativa di mostre fotografiche e pittoriche. E’ la sede di eventi culturali di incontri con autori letterari.

Di ilNarrante

Il Piacere di Raccontare

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